In breve. L'autoclave di classe B è una piccola sterilizzatrice a vapore che, secondo la norma UNI EN 13060, può sterilizzare tutti i tipi di carico: strumenti solidi, cavi e porosi, imbustati e non. Le classi N e S hanno usi più limitati. Per dimostrare che funziona servono test periodici (vuoto, Bowie-Dick, Helix, indicatori chimici e biologici) e un registro che leghi ogni busta al suo ciclo. All'ASO spettano il carico, i test, le registrazioni e la manutenzione ordinaria; i guasti e la convalida sono compito del tecnico.
Il percorso completo degli strumenti, dalla decontaminazione allo stoccaggio, lo trovi nella guida a sterilizzazione e protocolli igienici nello studio odontoiatrico. Qui ci fermiamo su un solo punto di quel percorso: l'autoclave. Come si carica, cosa cambia tra i cicli, quali test fare e ogni quanto, cosa scrivere nel registro e dove finisce il tuo lavoro e comincia quello del tecnico.
Cos'è un'autoclave di classe B
Le autoclavi degli studi dentistici sono "piccole sterilizzatrici a vapore": hanno una camera con volume inferiore a 60 litri, che non può accogliere un modulo di sterilizzazione standard. Requisiti e prove sono fissati dalla norma UNI EN 13060, la cui edizione più recente, la UNI EN 13060:2025, ha sostituito quella del 2019.
Il principio è semplice: il vapore sotto pressione supera i 100 °C e cede calore a ogni superficie che tocca. Ma il vapore non si mescola con l'aria. Se nella camera, nelle buste o dentro uno strumento cavo resta aria, il vapore non arriva e la sterilizzazione non avviene. Per questo le autoclavi di classe B tolgono l'aria con una pompa del vuoto prima di far entrare il vapore.
Classe B, N e S: le differenze
La norma distingue tre tipi di ciclo. Il dossier sulla sterilizzazione dell'Agenzia sanitaria e sociale dell'Emilia-Romagna li riassume così:
| Ciclo | Cosa può sterilizzare |
|---|---|
| B | Tutti i prodotti, confezionati e non: solidi, cavi e porosi |
| N | Solo prodotti solidi non confezionati |
| S | I prodotti indicati dal fabbricante della sterilizzatrice: i solidi non confezionati più almeno un'altra tipologia (porosi, cavi, imbustati) |
In uno studio dentistico gli strumenti cavi sono la regola: manipoli, turbine e contrangoli, ma anche cerniere e snodi, che contano come cavità. Gli indirizzi della Regione Toscana per gli studi odontoiatrici dicono infatti che le piccole autoclavi usate in studio devono essere di classe B.
Come si carica l'autoclave
Un ciclo perfetto non salva un carico sbagliato. Le indicazioni di Regione Toscana (decreto 3302 del 28 febbraio 2022), Emilia-Romagna e INAIL coincidono su pochi punti pratici:
- carica solo strumenti puliti e asciutti: su uno strumento sporco la sterilizzazione non è garantita, e l'umidità ostacola il vapore;
- usa per gli strumenti che lo richiedono solo lubrificanti idrosolubili: quelli al silicone formano una pellicola che il vapore non attraversa;
- non impilare le buste e non ammassarle: tra una confezione e l'altra deve passare una mano in verticale;
- le buste non devono toccare le pareti della camera;
- metti il lato di carta verso l'alto e gli oggetti concavi, come i portaimpronte metallici, con la concavità verso la carta;
- non coprire scarico, filtri e valvole dei cestelli;
- il materiale più leggero va sopra, quello più pesante sotto;
- ogni busta ha all'esterno un indicatore chimico di classe 1, che mostra se è passata dal ciclo.
Il carico deve anche rispettare quello che il fabbricante dichiara per ogni programma: tipo di materiale, peso, numero di buste.
Cicli a 134 °C e a 121 °C: cosa cambia
I cicli più usati sono a 134 °C e a 121 °C, e si sceglie in base al materiale da trattare. Il ciclo a temperatura più bassa serve ai materiali che non sopportano i 134 °C, come alcune gomme e plastiche, quando il loro fabbricante indica quel programma. Ogni ciclo ha tre momenti: la rimozione dell'aria, la sterilizzazione vera e propria a temperatura e pressione stabilite, l'asciugatura.
Durata del ciclo e tempi di mantenimento li stabilisce il fabbricante dell'autoclave e vengono verificati in sede di convalida: li trovi nel manuale e sul display. Il tuo compito è controllare che i parametri che vedi sul pannello corrispondano a quelli della stampa di fine ciclo e che, all'apertura, le buste siano asciutte. La condensa favorisce la ricontaminazione: una busta bagnata non è un carico valido.
Gli indirizzi toscani chiedono anche il preriscaldamento, cioè la messa a regime della macchina: ogni mattina prima dei cicli e ogni volta che l'autoclave resta spenta per 30 minuti o più.
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I test dell'autoclave: quali fare e ogni quanto
La sterilità non si può verificare guardando lo strumento: si dimostra controllando il processo. Per questo l'autoclave è sottoposta a test sistematici. Ecco quelli che incontri in studio, con le frequenze indicate dalla Regione Toscana per gli studi odontoiatrici e, per il test biologico, dal dossier dell'Emilia-Romagna:
| Test | Cosa verifica | Come e quando |
|---|---|---|
| Vacuum test (tenuta del vuoto) | Che nella camera non entri aria durante il vuoto | Come primo ciclo, senza preriscaldamento, a inizio settimana e dopo un fermo di almeno 3 giorni; il vuoto si mantiene per circa 10 minuti |
| Helix test | Che il vapore penetri nei corpi cavi | Almeno ogni 2 settimane, a macchina fredda, come primo ciclo |
| Bowie-Dick | Che l'aria venga rimossa e il vapore penetri nei carichi porosi | Almeno ogni 4 settimane, come primo ciclo, a macchina fredda, al centro del piano della camera |
| Indicatori chimici | Che la confezione sia stata esposta al ciclo | Classe 1 su ogni busta; INAIL suggerisce indicatori di classe 5 o 6 nel carico |
| Test biologico con spore | Che il ciclo abbatta spore molto resistenti (Geobacillus stearothermophilus) | Almeno una volta l'anno, in sede di convalida, e quando il contesto lo richiede |
Due regole valgono per ogni test di penetrazione del vapore: si fa a camera vuota e da solo, senza strumenti da sterilizzare. L'indicatore chimico, invece, dice solo che la busta è passata dal ciclo, non che è sterile. Anche il test biologico è un controllo in più e non sostituisce la lettura dei parametri.
Le frequenze non sono uguali ovunque
Le linee guida ISPESL/INAIL sull'attività di sterilizzazione, scritte per gli ospedali, chiedono test del vuoto, Bowie-Dick e Helix ogni giorno, e per gli studi odontoiatrici rimandano alla valutazione del responsabile sanitario. Il dossier dell'Emilia-Romagna richiama la norma UNI EN ISO 17665-1: una prova di penetrazione del vapore ogni giorno, prima di usare la sterilizzatrice. Nel tuo studio vale il protocollo scritto dal titolare, che tiene conto del manuale e delle indicazioni della tua Regione. Se non sai quale frequenza adottate, chiedilo e fallo mettere per iscritto.
Se un test non va a buon fine
Non sterilizzare finché il problema non è risolto. Ripeti il test solo se il protocollo lo prevede, annota l'esito, avvisa il titolare e, se serve, il tecnico. Le buste di un ciclo con parametri non conformi, con indicatore non virato o con confezione rovinata non si usano: ripartono dal confezionamento o, se serve, dal lavaggio.
Tracciabilità e registro di sterilizzazione
La tracciabilità serve a risalire, in qualsiasi momento, dalla busta usata su un paziente al ciclo che l'ha sterilizzata e all'operatore che l'ha gestito. Gli indirizzi toscani consigliano di scrivere su ogni confezione la sigla dell'operatore responsabile del ciclo, il numero del ciclo e la data di confezionamento.
INAIL chiede di archiviare e conservare i risultati dei test e i dati registrati dall'autoclave. Se la macchina non stampa e non salva i dati, pressione, temperatura e tempi letti sul display vanno trascritti in un registro. Un registro ordinato contiene, per esempio:
- data, numero e programma di ogni ciclo;
- la stampa o il file dei parametri, con l'esito;
- i test eseguiti, con il risultato e il foglio o l'indicatore usato;
- la sigla di chi ha gestito il ciclo;
- gli interventi del tecnico, con la documentazione rilasciata.
Sulla scadenza delle buste, gli stessi indirizzi toscani precisano che non si può fissare a priori: la sterilità dipende da come la confezione viene conservata e maneggiata. Per questo la data va scritta, le buste si conservano chiuse, al riparo da polvere, luce diretta e calore, e prima dell'uso si controllano integrità e indicatore. Gli strumenti autoclavati senza busta si usano solo su mucosa integra, subito o in giornata.
Il registro è anche uno dei documenti che possono chiedere durante un'ispezione: cosa guardano ASL e NAS lo trovi in controlli NAS e ASL nello studio odontoiatrico.
Manutenzione: cosa fa l'ASO e cosa fa il tecnico
La manutenzione segue le indicazioni del fabbricante. Nella pratica il lavoro si divide così:
| L'ASO, secondo il manuale e il protocollo | Il tecnico |
|---|---|
| Preriscaldamento e test di routine | Installazione, convalida e controlli periodici |
| Pulizia della camera e delle guarnizioni | Sostituzione di sensori, pompe, guarnizioni e valvole |
| Riempimento del serbatoio con l'acqua indicata dal fabbricante | Riparazioni e modifiche ai programmi |
| Controllo della stampante o del salvataggio dati | Documentazione scritta di ogni intervento |
| Segnalazione di anomalie, allarmi e carichi bagnati | Verifica che la macchina torni conforme dopo l'intervento |
Le linee guida INAIL chiedono che chi interviene sulle componenti abbia l'idoneità tecnico-professionale, preferibilmente con abilitazione del costruttore, e che al termine rilasci un documento con la descrizione dell'intervento. Quel documento va nel registro. Per organizzare i controlli e il rapporto con i tecnici c'è il corso Piccole manutenzioni per grandi soddisfazioni.
Gli errori più comuni
- Caricare strumenti non perfettamente puliti o ancora umidi.
- Riempire la camera oltre il limite, con buste sovrapposte o contro le pareti.
- Fare un test di penetrazione del vapore con altri strumenti nella camera.
- Saltare il preriscaldamento dopo una lunga pausa.
- Non confrontare la stampa con il display, o archiviarla senza leggerla.
- Usare una busta con indicatore non virato o arrivata bagnata a fine ciclo.
- Compilare il registro a fine settimana, a memoria.
Autoclave e sterilizzazione: i corsi di ASO Facile
Il corso I processi di pulizia, sanificazione e sterilizzazione dello studio, con Valeria Roselli, è registrato in una sala di sterilizzazione: ripercorre il percorso sporco-pulito fino all'etichettatura degli strumenti autoclavati e mostra i test di verifica del funzionamento dell'autoclave. Per capire contro cosa lavora la sterilizzazione c'è Principali agenti patogeni nello studio odontoiatrico; per sapere quali documenti e controlli periodici può chiedere un ispettore, Uno studio a prova di ispettore.
Tutti i corsi durano 2 ore, con video, slide e test finale. L'attestato è firmato da Esselle Servizi, agenzia formativa accreditata dalla Regione Piemonte, e si scarica in PDF appena superi il test. Un corso costa 29,70 €; cinque corsi, cioè le 10 ore di aggiornamento dell'anno, costano 99 €. Le regole sulle ore le trovi in corso di aggiornamento ASO: le 10 ore entro il 31 dicembre, i titoli nel catalogo dei corsi.
Fonti: UNI, notizia sulla pubblicazione della UNI EN 13060:2025 (9 ottobre 2025); Agenzia sanitaria e sociale regionale dell'Emilia-Romagna, Sterilizzazione in ambito sanitario e socio-sanitario, 2010; Regione Toscana, decreto dirigenziale n. 3302 del 28 febbraio 2022, Indirizzi operativi per un corretto processo di sterilizzazione negli studi che effettuano prestazioni odontoiatriche; ISPESL/INAIL, Linee guida sull'attività di sterilizzazione quale protezione collettiva da agenti biologici, 2010. Verificato il 24 ottobre 2026.
Domande frequenti
Cos'è un'autoclave di classe B?
È una piccola sterilizzatrice a vapore che, secondo la norma UNI EN 13060, può sterilizzare tutti i tipi di carico: solidi, cavi e porosi, imbustati e non. Toglie l'aria con una pompa del vuoto prima di far entrare il vapore, per farlo arrivare anche dentro gli strumenti cavi.
Che differenza c'è tra autoclave di classe B, N e S?
Il ciclo B sterilizza tutti i prodotti, confezionati e non, compresi cavi e porosi. Il ciclo N solo prodotti solidi non confezionati. Il ciclo S i prodotti indicati dal fabbricante, cioè i solidi non confezionati più almeno un'altra tipologia.
Ogni quanto si fa il test di Bowie-Dick?
Dipende dal protocollo dello studio. Gli indirizzi della Regione Toscana per gli studi odontoiatrici indicano almeno ogni 4 settimane, a macchina fredda e come primo ciclo; altri documenti, come le linee guida INAIL per gli ospedali, chiedono una prova di penetrazione del vapore ogni giorno.
Cosa si scrive nel registro di sterilizzazione?
Data, numero e programma di ogni ciclo, la stampa o il file dei parametri con l'esito, i test eseguiti con il risultato, la sigla di chi ha gestito il ciclo e gli interventi del tecnico. Se l'autoclave non stampa, i dati del display vanno trascritti.
Quanto dura la sterilità di una busta?
Non si può stabilire a priori: dipende da come la busta viene conservata e maneggiata. Per questo si scrive la data di confezionamento, si conservano le buste chiuse e al riparo da polvere, luce e calore, e prima dell'uso si controllano integrità e indicatore.
L'ASO può fare la manutenzione dell'autoclave?
L'ASO fa la manutenzione ordinaria prevista dal manuale: preriscaldamento, test, pulizia di camera e guarnizioni, controllo di acqua e stampante, segnalazione delle anomalie. Riparazioni, sostituzione di componenti e convalida spettano al tecnico, che rilascia la documentazione dell'intervento.



